Satura quidem tota nostra est
Leni's --- Un senso dell'umorismo un po' strano, dei sorrisi sbilenchi e delle belle speranze.
Innamorata di sé stessa e della letteratura, alla ricerca di qualcuno o qualcosa di svanito, di strano, di perverso e di intelligentissimo.
Invaghita di un uomo, ma raramente lo ammetto a me stessa.
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2012-05-29 0 notes
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2012-05-28 0 notes
Il tuo gioco e il mio supplizio
dolorosa corvée nelle terre
del despota di cuori;
Il fuscello secco
che ho finito con un calcio -
2012-05-27 0 notes
tra gli uomini che non si voltano, con il mio segreto.
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2012-05-26 1 note
Evolution of a Young Girl
A 4 anni ero troppo piccola per interessarmi a un uomo che non fosse mio padre
A 6 anni volevo sposarmi subito, con il più bello della classe. Così, della serie: via il dente, via il dolore.
A 8 anni volevo un marito che fosse anche il mio migliore amico
A 12 anni volevo che il mio migliore amico fosse anche mio marito (avevo l’apparecchio, quindi andò male)
A 13 anni sognavo un tipo che rimanesse con me tutta la vita, possibilmente quello di 3A a cui dedicavo versi e pensieri sognanti. Oscillavo pericolosamente tra lo stilnovo e il preromanticismo, ma allora non lo sapevo ancora.
A 15 anni avevo avuto un paio di ragazzetti e, anche se non ero già più io, non mi ero presa la briga di modificare le mie aspettative sul genere maschile.
A 16 anni il mio primo ragazzo dopo il nostro primo rapporto ha scritto a una sua amica testuali parole: “me l’ha dataaaaa”. Sono rimasta con lui un anno, poi mi sono annoiata a morte. Prima e ultima relazione in cui ho voluto stare appiccicata a qualcuno. Dio, quant’era stupido.
A ormai 17 anni arriva il primo “chiodo che scaccia il chiodo”, quello che mi serviva in quel momento. Sei mesi di placidità, un bel nulla sotto. Arriva il momento di EPIFANIA: ho preteso storie “da matrimonio” perché ero insicura, perché mi hanno fatta sentire brutta e stupida. Adesso che sono carina e cresciuta si cambia musica.
A 18 anni arriva il giovane Werther della situazione a farmi passare quattro mesi di spleen, ma ormai le cose mi scivolano addosso e sto bene.
A 19 anni “to me flirt is just like a sport”. E’ stata una dura accettazione, ma ho imparato a convivere con la mia natura di donna emotivamente infantile e destinata a non legarsi mai. La mia ansia è controllata, i miei nervi sono quasi guariti.
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I was a Flower of the mountain yes when I put the rose in my hair like the Andalusian girls used or shall I wear a red yes and how he kissed me under the Moorish wall and I thought well as well him as another and then I asked him with my eyes to ask again yes and then he asked me would I yes to say yes my mountain flower and first I put my arms around him yes and drew him down to me so he could feel my breasts all perfume yes and his heart was going like mad and yes I said yes I will Yes
— James Joyce
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2012-05-25 0 notes
Puvis de Chavannes - Young girls on the seaside
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Limitati in tutto, perché lo siamo così poco quando si tratta di soffrire?
— P. de Marivaux
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2012-05-24 0 notes
Vidi, non vici.
I laghi, belle bestie. Domestiche ma non troppo, immobili in superficie ma in moto perpetuo là sotto, giù sotto la crosta d’acqua stagnante, troppo in fondo per farci preoccupare. Capita che qualche piede sprezzante del pericolo tocchi il fondo, ma di rado.
Stavolta, invece, eccolo lì.
Ma dà una toccata rapida, giusto un balzello per poi tornare in superficie. Leggero, di una creatura di poco più di 60 kg di peso e brava a nuotare.
Una ragazza?
Una ragazza, confermano l’orma delicata e l’alga verdastra strappata.
I laghi la sanno lunga e conoscono tutti i loro visitatori abituali, la tipa non poteva far eccezione.
Si stende sul pontile e pensa che il nome del lago abbia un che di fascista e magari pensa che se lei si chiamasse Itala o Rachele potrebbe bonificarlo e poi fare il saluto. Ridacchia all’ombra del suo pensiero nonsense mentre arriva da lontano un tizio preoccupato ma spedito.
-Agbe-Naete
e lo dice così forte che è già di per se un saluto. E’ una gioia giusta, buddhista, quella che la invade quando vede Agbe; in certi casi e in certi luoghi non c’è posto per la gioia passionale ed evanescente mentre in altri è il contrario.
Immagina che dipenda dalla presenza o meno di laghi tondi e placidi. Sì, dev’essere così. Agbe è lo suo maestro e ‘l suo autore, tranquillo come il lago e saggio come un monaco.
Forse è un monaco, un monaco dei nostri tempi: indossa maglie di cotone e bermuda e legge anche letteratura proibita; però ha bisogno dell’aiuto della sua migliore e pragmatica allieva Freyja per capirla.
Freyja era una smarrita, arrivata lì da chissàdove (dal nord, si dice) per ritrovarsi un po’.
Agbe aveva accolto le sue confessioni e addolcito un po’ i suoi modi di vedere e di pensare, era stato più di una guida spirituale, era un amico e un fratello.
- Peschi, oggi?
- Non ho la lenza, e neanche l’esca.
- I pesci migliori si prendono anche senza di quelle. Io, per esempio, ti ho preso con la pazienza.
- Certi pesci non si prendono per niente, sono fatti per stare soli e liberi nelle profondità del lago. Sono un po’ triste, oggi, Agbe-Naete.
- Sei spesso triste. A cosa pensi, Freyja? L’allieva vestì i panni dell’amica e sospirò - Sempre la stessa cosa, sempre lo stesso sogno che mi tormenta.
- Neanche le abluzioni riescono a fermarlo?
- No, ma io giuro che ci ho provato, Agbe, io sono stata tutta la notte sveglia!
- Ti credo, mia diletta. Ti credo sulla parola, e più che su questa ti credo sullo sguardo perso. Pensi ancora a Mordke?
- No, io non ci penso più. Non credo di averci pensato dal giorno che sono scesa qua. Non ne sono più…
- Capisco, mia diletta, ma vedi tu sbagli a pensare di non esser più innamorata solo perché tieni occupata la tua mente con alter cose: l’amore, quello vero, non si esaurisce nel pensiero ma diventa vis vitalis, e il tuo corpo è pregno di questa sostanza! Non si manifesta, magari, ma da brava creatura intelligente, scende in letargo aspettando tempi migliori, un segnale chiaro. Se Mordke tornasse, tu come ti sentiresti?
Il silenzio interrotto solo dallo sciabordio delle onde diede la risposta.
- Freyja, se lui tornasse adesso, con il tuo cuore così fresco e impreparato, ti ucciderebbe.
Lo disse con la freddezza sapiente di un medico e l’amica, l’allieva e la donna si riunirono tutte insieme, inquiete più che mai.
- Senti cosa ti consiglio come maestro e ti ordino come amico: vai, torna. Prendi il treno o l’aereo e torna su. Torna da Mordke, conquistalo, è sempre stato tuo. Datti un giorno per fare i bagagli e pensare e poi vai. E’ questa la tua strada, diletta mia. - Amico mio, se mi vuoi il bene che dici obbligami a restare qui! Non potrei farlo, mai più, mai.
- Sono tuo maestro e penso al tuo bene da due anni a questa parte. Avanti.
- E se non dovessi riuscirci?
- Io sono sempre qui per te.
- E io non so come ringraziarti, Agbe-Naete. Addio.
- Sei la mia allieva migliore. Addio.
Lei, confusa e tremebonda non aveva badato alle sottigliezze grammaticali ma il lago di Sabaudia, che tutto vede e tutto sa, ci aveva fatto caso eccome: Agbe dice “Sei” e non “Sei stata”. Sapeva anche lui come sarebbe andata a finire, ma sapeva anche che non per tutte le anime la strada giusta è quella dritta e quindi l’aveva spinta verso la deviazione verso la quale lei naturalmente tendeva.
- Mia carissima, prima di andare…
- Dimmi.
- Quel beige è più adatto a me che a te. Il tuo colore è il rosso, il rosso scarlatto di pericolo e di passione.
- Sì, maestro. -
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2012-05-23 1 note
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Io: E poi ci (plurale maiestatis) piace ascoltare Scott Walker!
Madre: Chi è, un cantante?
Eh, no, uno stambecco.
Io: Certo che è un cantante! Dai che te lo faccio sentire.[Parte Copenhagen]
Madre (con voce da bimbaminchia): ma quanti anni hai, SETTANTA?
ma non capisci veramente una bega, ma come fai ad avermi generatahai avuto una brutta giornata, vero? -
2012-05-22 1 note
Dio, giuro che li facciamo uscire tutti gli ebrei ma, ti prego, liberaci dalla piaga dei grillini.




