(Source: kimnovaks)
Oh mio dio giammi ti sei ricordato!!!
C’è una foto bellissima di un quartiere popolare di Istanbul.
La strada è coloratissima, c’è un bambino che vaga da solo con qualche calcinaccio attorno.
Io non sono una maniaca dei viaggi, anzi, ma vedendo quella foto mi è venuta voglia di tornarci;
mi ha ricordato che Istanbul è contraddizione di sé. Non solo ma anche questo.
Scorro i commenti; la maggior parte della gente, invece che guardare quanto sia bella la foto (e magari fare commenti costruttivi), fa commenti sulla pulizia della strada.
“Hey very clean ahah”
(Ma guarda casa tua.)
Scopro un commento in italiano che dice “ma volete farmi passare la voglia di andarci?”
Apro il suo profilo.
Ci sono 5 foto che inneggiano all’erba libera e al matrimonio tra omosessuali. Gli altri sono tutti scatti del suo faccione.
Ma tu, con sta faccia da wombato lessato finto alternativo, hai la facoltà di dire cose del genere? Sicura?
Puoi arrogarti il diritto di fare la snob?
Mi dispiace per la fotografa, abitante di Istanbul, che cercava di raccontare la sua città e ha trovato solo inutili amebe che non vedono al di là del loro naso.
La bandiera è verde, come il paradiso musulmano.
Dicono che starci sia una scelta di vita.
Dicono che la gente, nonostante i pregiudizi occidentali, sia felice.
Felice perché è ricca e perché impara dalla sua rigidissima religione che c’è altro oltre a trombare in giro, ubriacarsi fino a sboccare e spendere 50€ nei night.
La principessa è una in gamba, sta cercando di cambiare le sorti delle donne, ma anche così pare che loro non se la cavino male.
Non lavorano, hanno i servi e fanno shopping tutti i giorni. Non hanno responsabilità e non ne vogliono. In compenso hanno gli amanti.
Ora vanno anche in bici.
Hanno tutto quello che vogliono, pare, più il petrolio.
Mi chiedevo su che basi si giudichi una vita felice e la si distingua da una infelice.
Una cultura avanzata da una arretrata, una persona chiusa da una aperta.
Un mio amico diceva che la cultura ha sempre senso.
Pensavo di no, ma sta a vedere che, girando il mondo, scopro che è davvero così.
L.
Non festeggiare il 25 aprile è un passo verso il dimenticare. E dimenticare è disonorare chi ha pagato la libertà con la vita.
E “festeggiare” non è sinonimo di “non lavorare”.
Festeggiate così, googlate “25 Aprile”, aprite e leggete i primi 5 risultati.
Oppure partecipate a un corteo, parlate con i vostri nonni.
E buon 25 aprile a chi lo vorrà onorare.
Maggio 2011:
- Scusi, mi manderebbe una mail con i prezzi dei vostri prodotti?
- Certamente, gliela mando in mattinata.
Aprile 2013
Oggetto mail: prezzi ns prodotti
…
Menomale che non ho trattenuto il respiro nell’attesa.
Guardare i film di Nino d’Angelo la domenica mattina